Ribotta alla “Cascina Baracca”

Serata di altri tempi…

…e per finire tutti col naso all’insù a vedere stelle cadenti ed esprimere un desiderio…

I have a dream! (M.L.K)

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Una bella fiaba

Tra preparativi, regali…naturalmente tutto fai da te…e festeggiamenti vari in famiglia, sono stata un po’ di tempo in stand by….ma non è mai troppo tardi augurare a tutti voi un buon anno!!! Quale migliore occasione accompagnare questi auguri con una bella fiaba di Carlo Pastorino, poeta di Masone (Masone, 1887-1961) tratta da “La Cascina della Montagna” (sito: https://sites.google.com/site/carlopastorinoantologia/ ). Sarebbe destinata a fanciulle e fanciulli di almeno 7 anni…ma credo che sarà piacevolmente coinvolgente per tutti grandi e piccini!!!

Buona lettura…

                                  La cascina
” Ora bisognerà mandarlo a scuola… È necessario mandarlo… Tutti mi dicono che è intelligente e che sarebbe un peccato non farlo istruire… “.
Queste parole erano del contadino Paolo, detto Paolone della Sentinella, ed erano rivolte alla moglie. L’uno e l’altra erano sulla soglia della casa; avevano finito di mungere e lì, con i secchi pieni di latte, s’erano voltati a vedere il loro ragazzo che, fermo in fondo al piazzale, fissava in cielo le prime stelle.
La donna scoteva il capo. ” È troppo lunga la via ” diceva ” e ha troppi pericoli per un ragazzo che debba percorrerla da solo “.
Il ragazzo capì che si parlava di lui e della cosa che tanto gli stava a cuore: allora cessò di contemplare le stelle e si mosse e s’appressò ai genitori; quindi, con gli occhi pieni di lacrime, rivolto alla madre pregò: ” Mamma, non vogliate impedirlo. Ho tanto desiderio di imparare! “.
La madre si commosse e sorrise. Ella era una donna dolce e remissiva: con un cuore grande: e la bontà le si leggeva negli occhi.
Così fu deciso che il ragazzo sarebbe stato condotto a scuola. Non era mai avvenuto che dalla Sentinella un ragazzo prima di lui fosse disceso al paese per apprendervi a leggere e a scrivere. Il cammino era di tre ore: e tre ore di andata e tre ore di ritorno fanno sei ore.
La Sentinella era una cascina antica e quel nome le era stato dato forse perché essa era al confine del territorio del comune; quasi una sentinella custode delle vie della montagna. La cascina era rustica e primitiva: il tetto era coperto di paglia e le finestre, piccole e basse, non avevano invetriate. Ma all’intorno tutto era bello. La cascina sorgeva alla sommità di un terreno pianeggiante, a prati e a campi: ed era difeso dai venti per mezzo dei grandi abeti che la cingevano intorno da ogni parte. Gruppi di abeti, di faggi e di querce erano sparsi qua e là sui declivi dei monti. Per quanto lo sguardo spaziasse non si scorgevano altre cascine nella montagna: essa era sola e i suoi abitatori non vedevano gente se non la domenica, quando si recavano al Santuario della Custodia per la messa. E anche per giungere al santuario dovevano camminare più di due ore. A quel santuario si davano convegno altri contadini della montagna: un vecchio sacerdote celebrava la messa e spiegava il vangelo: poi ognuno ripigliava la via del ritorno.
L’intelligenza del figlio di Paolone della Sentinella era stata notata e riconosciuta in questi convegni domenicali: e anche il sacerdote aveva consigliato il padre di mandarlo a scuola. Ma il ragazzo aveva già dieci anni, e gli altri alla sua età han finito le elementari e sarebbe forse stato difficile farlo accettare.
In casa egli non era chiamato col suo nome di battesimo, ma con quello di Stellino; e questo soprannome gli era stato posto a causa della sua abitudine di contemplare sempre le stelle, di ragionare con esse come se lo avessero ascoltato.
[…].
Il lunedì il padre e il figlio si avviarono. […].
Il sentiero dopo molto avvolgersi per le pieghe della montagna ora scendeva rapidamente verso il fondo della valle: e laggiù c’era, occulto fra gli altri, il molino di Gaetano il Grosso.
L’acqua tratta con una serpeggiante gora dal piccolo fiume della valle e condotta, passando attraverso i campi e i prati, al disopra del molino, cadeva con una cascatella chiassosa sulla grande ruota di legno la quale metteva in moto due macine, l’una per il frumento e l’altra per il granoturco: e la farina, qua gialla e là bianca, scendeva per due canaletti di latta e s’accumulava in cassoni oblunghi. Gaetano il Grosso era sull’uscio e sollevò le braccia in segno di saluto quando vide i due della Sentinella. Essi si fermarono. Gaetano il Grosso trovò molto giusto che Stellino fosse mandato a scuola: e aggiunse che il mondo è di coloro che sanno e che gli ignoranti non sono stimati da nessuno e che per ogni piccola cosa, son costretti, sempre, a mettersi nelle mani degli altri.
Stellino teneva gli occhi bassi e non pareva che il discorso del mugnaio fosse fatto per lui. Allora Gaetano il Grosso gli disse: ” Eh, dunque, perché tu vuoi imparare? “.
Stellino, senza turbarsi, come se avesse detto la cosa più naturale del mondo, rispose: ” Perché voglio conoscere il nome di tutte le stelle… E i libri insegnano a conoscerle… “.
Gaetano il Grosso trovò la risposta molto assennata e disse parole di approvazione: non poté trattenersi tuttavia dal ridere, e ridendo la sua grossa pancia ballava, e si enfiava e si svotava come un mantice.
Venne all’uscio dietro a lui sua moglie Coletta la Grossa: alla quale eran nati sopra gli occhi due maligni bitorzoloni, l’uno di qua e l’altro di là, che le pendevano giù come grandi vesciche. Coletta la Grossa non fece coro al ridere del marito e disse che il ragazzo era un biricchino e che quella risposta l’aveva data pensando a lei, povera donna, che con i suoi bitorzoloni non poteva guardare in su verso le stelle. E lo minacciò col manico della scopa: e che guardasse bene di non far mai più in sua presenza allusioni alle stelle. Stellino promise, poi sollevò gli occhi in viso alla brutta donna e si sentì triste. Riabbassò gli occhi e non sorrise più.

Fino al Bric del Dente

…e se vi stuzzicassi la fantasia per fare una bella passeggiata…?!?! Allora voglio raccontarvi una meravigliosa escursione che ho fatto…dandovi qualche indicazione per come arrivarci. Dall’autostrada A26 direzione Genova uscite a Masone e seguendo le indicazioni arrivate nel parcheggio della chiesa di Cristo Re e Assunta. Seguendo le indicazioni per la Cascata del Serpente percorrendo in salita la strada asfaltata , oltre il sottopasso dell’autostrada tralasciate il ponte sulla destra e continuate diritti arrivando ai resti della seicentesca cartiera in località Savoi. Costeggiando il rio Masonesi e seguendo il sentiero panoramico si può osservare la suggestiva Cascata del Serpente. Inizialmente la mulattiera guadagna lentamente quota attraversando diversi torrenti in un ambiente affascinante ed incantato. Attraverso noccioli, castagni e aceri si arriva a Cascina Troia, per poi proseguire il sentiero risalendo il ripido versante della montagna si arriva alla sella che divide le Valli Stura e Orba. A sinistra passando sotto le pendici del Bric Dentino detto anche “Bric della Saliera” (via di un’antica saliera, ora distrutta) vi aspetta un paesaggio fatto di colori e profumi  piante e fiori, come se foste protagonisti di un fiaba. La salita si accentua e man mano che si sale, la brezza ci accarezza il viso. Arrivati a una sella ecco finalmente Genova con il suo porto e il mare, peccato per la leggera foschia!!! Risalendo lo sperone rocciosa a sinistra si arriva in cima al Bric del Dente (1107 m)…

..incontriamo un paio di amici  

..e per qualche minuto godiamoci il panorama!!

        Proseguiamo passando sotto le pendici del Bric del Dente per poi abbassarci fino alla Sella del Barnè da qui riprendiamo a salire il versante sud del monte Giallo. Un senso di libertà mi travolge in questo paesaggio selvaggio, scendiamo fino a raggiungere la strada asfaltata che abbandoniamo per seguire una strada sterrata che sale verso il Forte Geremia. Tralasciando per un momento l’Alta Via, si arriva al Bric Geremia con il suo Forte:

La struttura risale a poco prima del 1890, venne costruito principalmente per le tensioni in atto, all’epoca fra Italia e Francia, abbandonato negli anni ’30, dopo un’attenta opera di restauro, viene ora utilizzato come struttura a supporto per gli escursionisti…e vi consiglio di fare un piccola pausa caffè o tè e crostata (fantastica!). A dire il vero ci sono tornata un’altra volta solo ed esclusivamente per pranzare e ne vale davvero la pena, ma conviene prenotare non si sa mai!!  Beh, finita la sosta, ci rimettiamo in marcia per il ritorno a casa, ridiscendiamo dal tracciato principale percorrendo la mulattiera che ci inoltra nel fresco del bosco!!! Anche se non è stata tappa della nostra escursione, ma avendolo già visto in altra occasione, ci tengo a consigliarvi di andare al Sacrario dei Martiri del Turchino che  merita senz’altro una visita per ricordare i caduti, partigiani e prigionieri politici, trucidati il 19 maggio 1944 dai nazi-fascisti nel luogo conosciuto come Fossa dei Martiri. A tal proposito, mi torna in mente, una bellissima canzone dal titolo “Pasqua ’44”  della band genoveseLa Rosa Tatuata“….

…lasciatevi trasportare dalle magiche note di questa canzone…fino alla prossima avventura della strega!!!!